Review
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2013 Exit Stencil Recordings
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Salmo
Midnite 2013 Tanta Roba | |
L’esordio al numero uno della classifica F.I.M.I. nella top ten degli album più venduti in Italia, stessa sorte per quanto riguarda il digitale nella classifica Itunes, le 500.000 visualizzazioni raggiunte a qualche giorno dal caricamento su Youtube del singolo Russell Crowe (tra i più venduti in Italia e primo su iTunes) credo siano dati sufficientemente utili per poter definire ”Midnite (prodotto da Tanta Roba e distribuito da Artist First) l’album consacrazione di un artista dall’indiscutibile talento compositivo.
Dopo l’affermazione di “The Island Chainsaw Massacre”,Salmo raggiunge lo stadio più alto in una carriera che lo ha visto partire da zero e farsi strada da solo senza l’aiuto di alcuna giostra mediale. Una escalation possibile solo attraverso coerenza, costanza, le giuste intuizioni collaborative ma soprattutto una maniacale cura delle forme virali di comunicazione. Negli ultimi due anni la quantità di mixtapes, singoli e release non ufficiali con annessi video self-made di elevata qualità hanno contribuito a creare attorno a Salmo una visibilità tale da costruire, beat dopo beat, un solito seguito nella scena rap underground fino addirittura a calamitare le attenzioni del pubblico mainstream più distratto o non amante del genere.Salmo irrompe nell’attuale panorama musicale italiano con un rap potente ed innovativo allo stesso tempo. Le sue liriche aggressive, dirette e piene di citazioni sono un rigurgito generazionale verso una dimensione terrestre sempre più fittizia e lontana da ogni logica di stabilità. Un’attitudine, figlia prettamente del background hardcore in cui l’artista è cresciuto, che fa tornare l’essenza del rap al suo stato brado, ovvero rendendolo in grado di convogliare attraverso una base strumentale ed un microfono tutta la rabbia e il disagio e di trasformandole in rottura, rifiuto incondizionato della realtà. Un’ indole più realista e “di strada” che dà la scossa ad un rap italiano oggi sempre più annichilito e patinato, salvo qualche eccezione. In “Midnite” Salmo si fa traghettatore inconsapevole di una generazione sempre più sofferente ed impotente ma che ha voglia di urlare in faccia a tutti la propria frustrazione, senza alcun filtro, nuda e cruda portandola ai limiti estremi. Un sound oscuro e ruvido ricco di contaminazioni che spaziano da violente basi synthpunk e dubstep che sparano diretto in faccia tutto il malessere e l’inquietudine della nostra epoca per poi rallentare e mescolarsi a brani più morbidi dai beat più convenzionali , sfociando in alcuni casi in retaggi reggae da dancehall. Sonorità forse non particolarmente avanguardiste a livello internazionale ma che portano una forte ventata di cambiamento nel rap nostrano. Merito, oltre ai brani autoprodotti, anche delle numerose collaborazioni presenti. Su tutti i Cyberpunkers, massimi esponenti a livello mondiale della musica elettronica oltre a Shablo, Big Joe, B.Gil, Stabber e Anagogia. Featuring di tutto rispetto anche nel rappato con Nitro, Noyz Narcos , Mezzosangue, Gemitaiz e Madman. Fin dal primo ascolto l’album appare complesso e ricco di sfumature dove è difficile trovare una continuità sia sonora che concettuale tra una traccia e l’altra durante la durata dei 42 minuti. L’unica prospettiva dalla quale si può partire per un qualsiasi tipo di interpretazione è il concetto di mezzanotte sviscerato in ogni sua formula in tutti e 13 i brani . Una mezzanotte terrestre eterna, un'ora zero che blocca il progredire del tempo e impedisce lo sbloccarsi della situazione desolante di precarietà ed immobilismo forzato dei nostri tempi. Uno spazio concettuale in cui non c’è una via d’uscita se non nello scetticismo espresso verso il fallimentare sistema politico odierno in Old Boy, nella denuncia sociale e conseguente chiamata alle armi in nome di Rob Zombie, nel rifiuto dell’insana ricerca del successo facile ed immediato attraverso i talent show in Russel Crowe oppure in quella perenne sensazione di alienazione che prima o poi troverà sfogo nella violenza in un giorno di Ordinaria Follia o nelle derive feticiste di Sadico. Una dannazione che si proietterà irrimediabilmente negli scenari fantascientifici del futuro apocalittico ed infernale diWeishaupt dal quale non si potrà far altro che fuggire come espresso in Space Invaders. Una prospettiva fin qui catastrofica e disillusa che va a stridere fortemente con le altre tracce dell’album più introspettive e riflessive. I beat rallentano, la voce da rabbiosa muta e assume toni quasi confidenziali. In S.A.L.M.O. l’artista si apre dando una traccia di speranza esortando a non mollare, ad andare avanti esattamente come lui, nella continua ricerca di una direzione da prendere. Fino ad arrivare all’ultima traccia, Faraway, una ballata inaspettata ma comunque intensa, ben riuscita, mai banale. Un album quindi dal ritmo “sincopato” spiazzante ed imprevedibile che colpisce l’ascoltatore accentuando quella sensazione di paranoica instabilità volutamente espressa dall’artista. Tutto questo viene accentuato dall’ innata capacità di Salmo nel descrivere la realtà con estrema credibilità e crudo realismo non preoccupandosi minimamente di raggiungere il consenso più ampio ma proseguendo per la sua strada, prendendo le distanze dal mondo circostante ma allo stesso tempo immergendosi in esso filtrandolo attraverso i suoi occhi. In conclusione “Midnite” racchiude la prospettiva dura ma sincera di un artista dannato e complesso, risorto dall’inferno per portare nel panorama rap italiano un progetto musicale di innegabile portata rivoluzionaria. Vai all'articolo originale | |
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Calibro 35 Said (colonna sonora originale) 2013 Tannen Records | |
Torna il Record Store Day, giornata mondiale a favore dei negozi di dischi indipendenti volta a celebrare il fascino del supporto fonografico che, nonostante le nuove tecnologie e l’avvento esponenziale di una politica sempre più “liquida” della fruizione musicale (su tutti il recente lancio in Italia del colosso Spotify), ancora oggi continua a reggere il colpo ed avvicinare un’ingente fetta di pubblico tra ultimi romantici e cultori di sempre e nuove leve affascinate da questo strano oggetto in pasta vinilica di forma discoidale. Il progetto nasce in USA nel 2007 ed ogni anno coinvolge centinaia di artisti internazionali che oltre ad apparizioni speciali, performance, incontri e accoglienza con i propri fan, sono mossi a produrre nuove registrazioni o particolari riedizioni in cd o vinile da pubblicare proprio in occasione di questa giornata particolare. Il tutto volto ad una sensibilizzazione culturale e successivo incentivo all’acquisto (con costi appositamente ridotti per l’evento) in modo da poter regalare così una boccata d’ossigeno ad uno dei settori più colpiti dell’attuale crisi del mercato discografico.
Nel panorama musicale italiano, i Calibro 35 sono tra gli artisti ad aderire più sensibilmente all’iniziativa decidendo di far uscire il 20 aprile, rigorosamente su supporto vinilico per Tannen Records, Said colonna sonora dell’omonimo film italo-spagnolo dei Drop Brothers prodotto nel 2009. Una pellicola di 90minuti cruenta e in perfetto stile blaxploitation, colma di eccessi di violenza e di sesso, storie di prostitute, trafficanti di droga e assassini di professione, una celebrazione contemporanea e di alto livello dei B-movie anni ’60 e ’70. Il film in questione (in streaming su YouTube a partire dal 19 aprile) viene interamente musicato da Martellotta & Co. proprio come facevano le orchestre per il cinema italiano anni ‘60 e ’70, ovvero registrando in diretta mentre la pellicola scorreva sullo schermo (una formula che permetteva di risparmiare tempo e denaro). La registrazione è stata eseguita in tre giorni negli storici studi romani del Forum Music Village fondati da Morricone, Bacalov, Piero Piccioni e Armando Trovajoli. Sicuramente una notevole prova per la band che si cimenta in qualcosa di totalmente nuovo ma in perfetta linea evolutiva con il loro stile, ormai riconosciuto a livello internazionale. Una sfida superata nel migliore dei modi. I Calibro 35 riescono a vestire egregiamente i personaggi dando ulteriore colore ed enfasi alle scene grazie al loro approccio dalle ritmiche dure e i raffinati affreschi orchestrali. Il disco suona una miscela esplosiva di prog, funk e fusion arricchita da nutrite sezioni di fiati, riff ripetitivi di chitarre fuzz o wah-wah, organi hammond e linee di basso dal groove caldo e trascinante; un sound coinvolgente divenuto ormai vero e proprio marchio di fabbrica della band milanese. Forti della loro abilità tecnica i Calibro 35 non hanno riscontrato difficoltà nel ricreare le giuste suggestioni, a cominciare dalla carica adrenalinica espressa in Notte di violenza per passare poi ad atmosfere più distese presenti nel Tema di Blue o più sensuali in Erotismo, proseguendo con la suspense e l’inquietudine espresse inTensione e Sangue dal Sol Levante o Risoluzione con quel giro malinconico di celesta (la stessa utilizzata da Morricone), riuscendo così a far godere di vita propria ogni singolo pezzo nonostante l’assenza delle immagini, diretta fonte d’ispirazione per la creazione dell’intera colonna sonora. L’evidente supremazia di inediti lascia spazio però a due preziose collaborazioni che danno all’album quel valore in più. La prima è l’ottima rilettura di Ragazzo di strada interpretata da Manuel Agnelli (Afterhours). Mai artista più indicato per intensità d’interpretazione espressa grazie ad un timbro di voce graffiante e rabbioso, in grado di rendere pienamente giustizia allo storico brano dei Corvi. La seconda collaborazione è invece con Francesco Forni, cantautore partenopeo che ci regala una Don Vito ricca di pathos e trasporto. Con Said i Calibro 35 danno nuova vita ad una tradizione cinematografico-musicale che il mondo tutt’oggi ci invidia, riportando in auge e rivisitando in nuova chiave interpretativa sonorità tipiche dei migliori film di Bava, Lenzi o Di Leo.Quando eravamo Re. | |
Unica nota dolente, la lieve sensazione che la band non si sia
concessa totalmente, concentrandosi eccessivamente nello svolgere bene il
proprio “compito a casa”, apparendo a tratti troppo artificiale e distante dal
pubblico. Non si è venuta a creare completamente quell'empatia percepibile solo
nei migliori live, un pò di calore e coinvolgimento in più non avrebbero
guastato affatto. Ma dopotutto c'era da aspettarselo. Stiamo parlando di un gruppo agli esordi che ha da poco scoperto il successo internazionale e quasi inaspettatamente,
certe doti non sono innate ma si acquisiscono con il tempo e l'esperienza, i
quattro ragazzi provenienti da west-London si faranno strada ed i presupposti
ci sono tutti.
Appena entrati si ha subito la sensazione di essere in un vero e proprio tempio della musica; i quadri delle performance live di David Bowie, Elton John, Amy Winehouse, Oasis, Rolling Sones, Who appesi sulle pareti vellutate lungo le scalinate per accedere alle gallerie, ne sono una piccola testimonianza.
Gli Enemy colpiscono come un pugno allo stomaco, generano una scossa musicale che cerca di risvegliare le coscienze di un'intero popolo ormai totalmente assopito e lo fanno nel migliore dei modi, a suon di chiarre elettriche.
Il testo è impegnato socialmente, rivolto agli operai di una fabbrica Renault di Coventry in sciopero, sotto lo spettro di una imminente chiusura, li esorta a non mollare, a continuare nella lotta e nella difesa di tutto ciò che sono e che rappresentano, la parte sana, onesta e lavoratrice dell'inghilterra.